FINERO - CORTE CHIUSO
Partendo da Finero (m. 896) e proseguendo per la nuova strada attraverso i prati dei Chiosi e di Dorbolone, si raggiunge la località di Sponda dove si erge la cappella del Boschetto, detta anche della Madonna delle Vipere; è dedicata a S. Antonio che è raffigurato su un lato; al centro si può ammirare una Madonna col Bambino, opera del pittore vigezzino contemporaneo Carlo Mattei. Il restauro della cappella e l'affresco sono stati interamente finanziati nel 2000 dal Gruppo Alpini di Malesco.
Si prosegue lungo una larga mulattiera che si inoltra tra faggi e querce fino a Scögna, (m. 1019) dove riprendono i prati. Alla cappellina del Bozul, la più antica del paese, la strada si biforca: a destra si sale alle baite di Dorbolo (Durbul) alto, a sinistra la strada si abbassa e prosegue tra i prati di Dorbolo per raggiungere il ponte che attraversa il rio omonimo.
Oltrepassato il ponte, la mulattiera si inoltra per un breve tratto in un bosco di faggio, poi, superato un altro ponticello, si divide di nuovo: il sentiero di sinistra sale direttamente attraverso il prato alle baite di Fela alta, mentre la mulattiera prosegue in piano tra i prati e le baite di Fela. Sugli estesi prati di questo monte si possono ancora osservare mucche, capre e pecore al pascolo. La mulattiera prosegue attraverso il prato scosceso della Bandolina, al termine del quale esisteva una fornace per la produzione della calce, attiva fino all'inizio del XX secolo.
Attraversato il ruscello si entra nel bosco di faggio di Flask e la mulattiera prosegue nel faggeto fino ad incontrare il rio Chiarone che supera con un ponte di ferro. Dopo il ponte si percorre una breve salita sempre tra i faggi e si raggiungono in circa 30 minuti i prati del Monte Chiarone (Ciarun m. 1217) che ha una notevole superficie di prato; le sue baite, tutte intonacate, sono disposte a vari livelli, tra i 1150 e i 1217 metri s.l.m. La permanenza degli alpigiani in questo monte durava a lungo, sia nel periodo autunnale che in quello primaverile.
Prendendo a sinistra si sale per la scorciatoia della costa che attraversa le rocce al margine del bosco tra rododendri e mirtilli, fino ai prati dell'alpe Oro di Giove (l'OR DE ZU m. 1640). Prima della Cappella della Madonna, la scorciatoia si ricongiunge con il sentiero più comodo che sale da destra attraverso il bosco. La salita richiede circa 60 minuti. Originariamente di piccole dimensioni, la cappella fu ampliata nel 1911 con la costruzione anche di un portico-rifugio. L'ultimo restauro risale al 1978. Dalla cappella e dall'alpeggio soprastante si gode lo stupendo panorama della Valle di Finero, della Vigezzo e delle montagne Svizzere.
Si prosegue fino alla bocchetta della Forcola (m. 1683): a sinistra si scende nella conca verde dell'alpe Campo (Camp m. 1610) mentre a destra il sentiero aggira la cima Fornaletti (m. 1903), in mezzo ai rododendri, fino alla depressione della Bassa (m. 1815); proseguendo lungo la cresta si raggiunge l'alpe Cortechiuso.
Cortechiuso con i suoi 1888 metri è l'alpeggio più alto del comune ed è il più lontano dal paese di Finero a cui appartiene. Si raggiunge a piedi in circa quattro ore. L'alpeggio è costituito da un'ampia stalla e da una casera protette dalle valanghe da un dosso roccioso che le sovrasta. Intorno, i verdi praticelli, che un tempo alimentavano per circa un mese fino a 40 bovine, ora sono dimora di numerose marmotte. Gli edifici sono stati restaurati nel 1995 da un gruppo di giovani fineresi con il contributo del Comune di Malesco, proprietario degli immobili.
Il sentiero che parte dietro le baite di Cortechiuso raggiunge la Bocchetta (m. 2034) e la vetta del Cimone di Cortechiuso (m. 2183) dalla quale si gode un panorama che abbraccia la catena alpina centrooccidentale, i sette laghi e la pianura padana. Dalla bocchetta si può raggiungere in 60 minuti anche la cima della Laurasca (m.2195) Deviando a sinistra prima di raggiungere la bocchetta si incontra il sentiero Bove che unisce la bocchetta stessa con l'alta via delle alpi in valle Cannobina.
Scendendo da Corte Chiuso per circa 40 minuti, ci si inoltra nel Parco Nazionale Val Grande; si raggiunge prima il nevaio che si trova nei pressi della sorgente del torrente Cannobino, poi l'alpe Uovo Sopra (UOU 1450 m ). Nell'alpe si trova il rifugio Ca du Francia, ristrutturato nel 1988 e dedicato alla memoria di Francesco Clerici , detto Francia, che vi alpeggiò per circa cinquant'anni, fino al 1955. È considerato l'alpeggio più bello di Cursolo. Il sentiero si snoda poi in un faggeto e, oltrepassato l'alpe Uovo Sotto (UO D'ZUT 1308 m ) si raggiunge l'Alpe Prebusa (Prè del Bisà). In questo piccolo alpe un grande masso sporgente serviva da ricovero, e ciò è dimostrato dal muretto a secco che chiude lo spazio sottostante.
Si attraversa il Torrente Cannobino su un ponticello di legno e percorrendo un sentiero che si snoda nel bosco di faggi sotto Chiarone si raggiunge il monte Sotto Fela dove si trovano le costruzioni rurali più belle di tutta la vallata di Finero. Proseguendo sul sentiero in mezz'ora si torna a Finero. Anziché attraversare il torrente, si può rimanere nel Parco e proseguire lungo il sentiero che porta a Provola.
Provenendo da Provola, attraversato il ponte sul torrente Cannobino, si può osservare l'affioramento della peridotite, roccia tipica del mantello terrestre che in questa zona affiora, mentre normalmente si estende sotto i continenti da 30 a 40 km circa di profondità.
FINERO - CIMA DEL MATER
MONTE ORSERA (URSERIA) e CIMA DEL MATER. E' un'escursione molto panoramica. In un'ora si arriva alle baite del Monte Orsera (1181m) dal quale si ammira la parte orientale della Valle Vigezzo, le montagne svizzere e la valle di Finero. Le baite, ormai quasi tutte in rovina, erano costruzione piuttosto curate; quelle che servivano ad abitazione erano dotate anche di inferriate alle finestre. Gli alpigiani vi soggiornavano anche in primavera e in autunno inoltrato. L'acqua veniva condotta fino alle baite con un caratteristico canale di legno. Proseguendo si raggiunge la Cappella del Grup la Cima e la Testa del Mater (1848 m). Percorrendo il sentiero sulla cresta si raggiunge, alla Bocchetta della Forcola, il sentiero che conduce all'Alpe Corte Chiuso.
LA FORCOLA (LA FURCULA) 1610 slm. L'alpeggio si raggiunge in 10 minuti dalla Bocchetta della Forcola. È costituito da una cascina e da una casèra con il tetto costruito a tre falde per evitare che le valanghe le danneggiassero. È ancora possibile ammirare il vecchio tronco scavato che fungeva da abbeveratoio. Nei periodi di siccità gli alpigiani erano costretti a recarsi ad attingere l'acqua nei ruscelli dell'alpe Campo di Finero. L'alpeggio veniva caricato da abitanti di Villette, che lo prendevano in affitto dal Comune di Malesco.
ALPE CAMPO (CÀMP) 1610 slm. L'alpe si raggiunge in 10 minuti dalla Bocchetta della Forcola. È situato in una verde conca ricca di acqua; le baite sono state costruite su un ripiano scavato nella roccia ed hanno il tetto a tre falde per evitare i danneggiamenti dovuti alle valanghe. È stato caricato fino al 1960.
ALPE ORO DI GIOVE (L'ÓR DE ZU) 1640 slm. Lasciato l'alpe Campo si prosegue lungo il sentiero che porta fino alla fontana dove confluisce anche il sentiero che parte dalla Bocchetta della Forcola. Si sale quindi verso le baite dell'alpeggio che erano state costruite su suolo comunale da privati dai quali hanno preso il nome: cascina dei Cerutti, dei Pironi, dei Ramoni. Dalle baite dell'Oro di Giove si dirama il sentiero che porta all'alpe Cortevero. A valle si trova la cappella dedicata alla Madonna dove il 16 agosto di ogni anno veniva celebrata una S. Messa.
ALPE CORTEVERO (CURTUÈER) 1474 slm. È raggiungibile da Chiarone, da Druzzo e dall'Oro di Giove. L'alpe Cortevero è costituito da poche baite addossate le une alle altre al riparo dalle valanghe.
Nel 1941 da parte del Corpo Forestale dello Stato era stata demolita e ricostruita più grande la cascina "Pironi" , ma negli anni '60 venne travolta da una valanga a causa dell'invecchiamento dei faggi sovrastanti che non ne ressero l'urto. L'alpeggio era adatto più al pascolo dei caprini che a quello dei bovini a causa della pericolosità dei ripidi pendii circostanti.
A poca distanza dalle baite ci sono sorgenti di acqua freschissima.
ALPE DRUZZO (DRÜZZ) 1516 slm. È raggiungibile da Cortevero, ma anche da Fela, da Dorbolo e da Orsera. La stalla, una delle più grandi della vallata di Finero, è stata costruita nel 1936; era lunga circa 25 metri ed era in grado di ospitare fino a 46 bovini. A un centinaio di metri si trova una sorgente che assicura l'acqua anche nei periodi di siccità.
ALPE CIUEDA (LA CIUÈED) 1600 m slm. È raggiungibile da Druzzo in 10 minuti. Alpeggio di piccole dimensioni, è abbandonato dal 1950. L'acqua è reperibile nei dintorni delle baite. Il sentiero prosegue verso la Cappella del Grup.
MINIERA DELL'ORO: si trova sulla riva destra del tratto iniziale del rio Dorbolo. Il Cavalli nel 1° libro della sua opera (1845) così scrive: "La miniera di Finero venne esperimentata negli scorsi anni, ed anzi eransi già costrutti al piede della medesima alcuni edifizi. Ma ulteriori esperimenti non corrisposero alle prime speranze; il minerale si trova assai povero del prezioso metallo, e se ne è perciò abbandonato lo scavo." Durante il periodo della Resistenza in questo luogo trovò rifugio un gruppo di partigiani fineresi.
ALPE CAGENO (Cagèn) 1261 slm. L'alpe si raggiunge dall'alpe Druzzo, scendendo verso Fela. Le baite, di proprietà privata, servivano agli alpigiani nel periodo primaverile e alla fine dell'estate, prima e dopo l'inalpamento. I muri della casera erano intonacati. È abbandonato dal 1955. La sorgente dell'alpeggio non è più rintracciabile. Si ritorna nell'abitato di Finero in circa 40 minuti.
FINERO - TORRIGGIA
CIMA TORRIGGIA. La mulattiera si dirama dalla Statale, tra la Colonia di Somma Lombardo e la Casa Montana del Sacro Cuore. Lungo il primo tratto si può ammirare il panorama del paese e della vallata di Finero. In mezz'ora di cammino si raggiunge il piccolo e ormai quasi scomparso alpe IORO (m1127) , abbandonato intorno al 1940. Proseguendo sempre sul sentiero che si trova sul versante meridionale della Costa della Colmine, attraverso un folto bosco di pino silvestre si giunge all' alpe Pulunia (1454 m) dove si può trovare rifugio nel bivacco recentemente ristrutturato. Proseguendo attraverso una vasta macchia di pino mugo, molto interessante dal punto di vista naturalistico, si raggiunge la cima Torriggia (1703) dalla quale si gode uno splendido panorama.
FINERO - LAPIDI
STRADA BORROMEA. All'inizio della via 15 Martiri del 23 giugno 1944, in località "Gordul" esistono ancora i resti dell'antica strada Borromea che conduceva a Cannobio. In località "Funtan" si può ammirare un'antica cappella costruita su un masso, dedicata alla Madonna. Negli anni '90 è stato fatto un restauro conservativo da parte del Gruppo Alpini di Malesco. Proseguendo lungo la mulattiera si raggiunge la località "Ghigna" dove si trovano i resti dell'ex stabilimento di distillazione del legno per la produzione di alcool metilico durante la prima guerra mondiale.
Peridotite di Finero: la vallata di Finero è una zona molto interessante dal punto di vista mineralogico, infatti il corrugamento alpino ha fatto sì che in essa siano venute ad affiorare rocce componenti il mantello terrestre. All'ammasso peridotitico di Finero sono stati dedicati numerosi studi da parte di geologi di tutto il mondo, che frequentano Finero in quanto solo in questa zona possono osservare in uno spazio ristretto una grande varietà di minerali.
Miniera dell'olivina: si trova in località "Sut i salè", sulla riva destra del rio Creves; è tuttora in attività.
SASSO di FINERO. A 1500 metri circa da Finero, lungo la strada della Valle Cannobina, nel tratto dismesso dall'ANAS a fianco della nuova galleria, si trovano le lapidi dedicate ai partigiani Alfredo Di Dio e Attilio Moneta. In questo luogo i due comandanti persero la vita il 12 ottobre 1944, cadendo in un'imboscata dei tedeschi, mentre ispezionavano la strada della Valle Cannobina, a difesa della Repubblica dell'Ossola. Oltrepassate le lapidi, si può osservare il canalone lungo il quale trovarono scampo i partigiani superstiti dell'imboscata.
FINERO - PIAN DEI SALI
OASI NATURALE WWF del PIAN DEI SALI. È stata inaugurata nel 1999. Lo strato superficiale del terreno è scarsamente permeabile per cui il ristagno dell'acqua piovana origina alcuni acquitrini detti "lanche". Vivono nell'Oasi cicale, libellule, ditischi, sanguisughe, bisce dal collare, rospi ululoni e rane di palude. Nella zona si trovano interessanti testimonianze geologiche: pegmatite con zircone, cromite cristallizzata e olivina, specie appartenente alle peridotiti. È possibile ammirare anche una meridiana azimutale, detta "umana" perché è l'uomo stesso che indica l'ora con la sua ombra.
Al limite della carrozzabile, sulla sinistra in direzione Malesco, si può vedere l'edificio in cemento costruito come bacino e utilizzato come polveriera durante la 1° guerra mondiale. Della caserma della linea Cadorna sono rimasti pochi ruderi e la strada di accesso. Oltrepassata la zona dell'Oasi, proseguendo verso Est, ci si inoltra in un secondo ampio pascolo attorniato da abeti, pini e faggi.
Al limite del pascolo inizia il sentiero che scende verso i prati della località "Munia", dove nel 1912 è stata costruita la cappella dedicata a San Rocco, grazie alle offerte e alla manodopera di tutti i capifamiglia di Villette. Giunti alla cappella, proseguendo verso sinistra , il sentiero passa
attraverso i monti di Curtacc, Miciöi , Salanun e ritorna al passo dello Scoppello. Il percorso Pian dei Sali , Cappella di San Rocco , Scoppello è denominato "Giro dell'Oca". Il sentiero si snoda attorno ad un rilievo , la cui sommità si chiama "Castèll" , luogo dal quale anticamente era possibile vigilare sull'accesso alla Valle Vigezzo dalla Valle Cannobina
e dal Ticino e segnalare eventuali pericoli al castello di Villette.
FINERO - LAURENZO
ALPE LAURENZO (Laurènz). In corrispondenza dell'ultimo tornante prima del Passo dello Scoppello, si prosegue lungo la strada sterrata che si inoltra nel bosco di abeti e faggi e in venti minuti si raggiunge l'Alpe Laurènzo. Da questo luogo panoramico e con prati ampi e verdeggianti, è possibile raggiungere il bosco della "Canaletta" seguendo il sentiero che parte sopra le prime baite, oppure quello che inizia in prossimità del piccolo lavatoio nella parte mediana dell'alpeggio.
CANALETTA (Canalèta). I due sentieri che giungono da Laurenzo si ricongiungono con la strada sterrata che proviene dal valico dello Scoppello nella sella boscosa che separa la Testa Durone dalla Costa Orsera. La tradizione orale vuole che durante le pestilenze del secolo XVI° in questo luogo siano stati isolati gli ammalati e sepolti i morti. I ripiani del terreno, tuttora visibili, testimoniano la possibile esistenza di un lazzaretto.
CANALE - MARGUGNO - ROULIT. Uscendo dal bosco in direzione Finero, si segue il sentiero dal quale è possibile ammirare i verdeggianti ed estesi prati di Canàal, Margügn, Durbulun e Ruulit.
Oltrepassati i vasti pascoli di Canzéi, al limite dei quali si può ammirare tutta la vallata e il paese di Finero, c'è una comoda mulattiera. Un tempo serviva per il transito delle mucche che venivano portate dalle stalle del paese ai pascoli di Canzèi. La mulattiera a sinistra porta all'Oratorio del Sasso e a destra al paese di Finero.
LEGGENDA DU PIRATIN. A sinistra si estende la pietraia "Gana du Piratin" così denominata perché un membro un po' bizzarro della famiglia Peretti si era ritirato a vivere in una capanna in mezzo ai sassi. Da allora gli adulti si sono serviti della leggenda del Piratin per impaurire i bambini e tenerli così lontano dai pericoli della pietraia.
ORATORIO DELLA MADONNA DEL SASSO
È dedicato alla Madonna Lauretana. Esisteva già nel secolo XVI° e fu ampliato nel 1700. La campana e la prima statua in legno della Madonna nera furono portate nel 1700 da Stoccarda; all'inizio del 1900 la statua fu sostituita con l'attuale in gesso, rappresentante la Madonna di Loreto. Nel 1910 fu sostituito il porticato in legno con uno in muratura. L'oratorio è situato su una roccia prospiciente il paese, in posizione panoramica. Si può raggiungere anche percorrendo la pittoresca mulattiera, che salendo dalla strada carrozzabile, si snoda lungo un bosco di faggi e larici.
La festa della Madonna del Sasso, che si celebra l'8 settembre e la domenica successiva, è ancor oggi molto sentita dai residenti e dai villeggianti. Durante la novena tutte le funzioni religiose si svolgono nella chiesetta del Sasso accompagnate dal canto di litanie e di inni in latino. La mattina della festa, dopo la S. Messa, la statua della Madonna Nera viene portata in processione nella chiesa parrocchiale. Il pomeriggio della domenica successiva la processione con la statua percorre le vie del paese; la sera una suggestiva fiaccolata accompagna il ritorno della statua nel suo oratorio. In occasione della festa di settembre è tradizione preparare la torta di pane, latte e cacao; si tratta di una torta scura in onore della Madonna Nera.
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