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Negli ultimi anni prima della seconda guerra mondiale, usava venire a villeggiare a Malesco, durante il periodo estivo, la Famiglia Romagnoli, residente abitualmente a Roma. Possedevano l'ex villa Curti, sul rettilineo cha porta a Finero, a destra. Oggi questa villa, con grande parco, è occupata da un collegio gestito durante le vacanze da Suore Salesiane.Il padre, Ettore Romagnoli (1871-1938), era un illustre ellenista e Accademico d'Italia: questo titolo onorifico gli era stato attribuito per la sua prestigiosa attività nel campo della letteratura greca. Professore di lingua e letteratura greca nelle Università di Catania, Padova, Pavia, Milano e Roma, si segnalò soprattutto come traduttore della poesia classica greca. In particolare si distinse per la versione delle Commedie di Aristofane (1909), delle odi di Bacchilide e di Pindaro. Un anno, forse il 1936, pensò di organizzare in Malesco delle rappresentazioni basate sulle commedie e tragedie da lui tradotte: d'accordo con i rappresentanti del Comune, fece costruire un teatro all'aperto a somiglianza del teatro greco tempi antichi. Esso era situato in quella zona libera posta a ridosso dell'attuale cinema teatro, sulla destra, un poco più in basso. Si gode da quel luogo un'ottima vista sul Gridone, roccioso ed imponente. Il teatro era una perfetta imitazione del teatro greco antico: l'area degli spettatori era costituita da una gradinata a squadra, divenendo così una sede inclinata e semicircolare. Per maggiore chiarezza, si pensi alle attuali gradinate degli stadi o alle "gallerie" dei cinematografi. Gli spettatori si trovavano perciò in alto, gradatamente scendendo verso il basso, mentre gli attori recitavano nell'area libera in basso. Oggi rimangono solo alcuni esemplari originali: le strutture di Eleusi e di Torico (VII secolo a.C.), il teatro di Dionisio in Atene ed infine, il più spettacolare, il grande Teatro Greco di Siracusa. Malesco ebbe così a disposizione un vero teatro greco, ricavato a somiglianza di quello di Siracusa, naturalmente in dimensioni molto più ridotte. Venne a questo punto ingaggiata una Compagnia di attori professionisti, che si trasferì per un certo periodo in questa località. Furono effettuate le consuete prove e quindi si passò alle recite alla presenza di pubblico. Si ricorda che una volta, durante le prove, un attore prese una "papera" e disse "per tramutare l'oro in ferro": il Romagnoli, che fungeva anche da regista, si indignò e urlò dalle gradinate "il ferro in oro, il ferro in oro, per carità!". |
Vennero rappresentate, fra l'altro, anche le uniche 7 tragedie rimaste di Sofocle (406-496 a.C.) e precisamente "Aiace", "Antigone", "Edipo Re", "Elettra", "Trachinie", "Filottete", "Edipo a Colono". L'iniziativa ebbe un enorme successo, considerando anche la notorietà del personaggio Romagnoli, che era un Accademico e non si occupava assolutamente di politica. Poiché era in funzione contemporaneamente anche il cinema/teatro, dove la stessa compagnia recitava alla sera altre tragedie o commedie, avvenne che Malesco veniva a disporre, in quel momento, del teatro all'aperto, del teatro coperto e del cinema: fu così che il giornale "Stampa Sera" (quotidiano del pomeriggio di Torino, oggi non più in edicola) pubblicò un importante articolo sull'argomento e lo titolò su tre colonne "Malesco Città dei Tre Teatri", titolo che naturalmente a quei tempi fece molto scalpore e diede enorme risonanza alla località. Questa iniziativa non venne più ripetuta. Il Romagnoli decedette poco dopo, nel 1938. La Famiglia Romagnoli (la moglie era Nobildonna siciliana, e i figli avevavo nome Tullia, Mimmo e Lucio) terminata la guerra vendette la villa e non risulta che siano più venuti in Val Vigezzo. L'Amministrazione Comunale, in riconoscenza per il beneficio e la notorietà che aveva portato a questo piccolo e sconosciuto paese di montagna, gli dedicò una via, esattamente quella che dalla strada per Finero si diparte subito a sinistra e poco dopo, girando ancora a sinistra, porta nella località dei Tre Teatri. Molti anni dopo il nome del Romagnoli venne sostituito con quello di Giacomo Pollini, pare per motivi politici. La cosa apparve strana: si sarebbe infatti dovuto epurare, ricorrendo gli stessi motivi, anche la via Guglielmo Marconi, che era anch'egli non solo membro dell'Accademia d'Italia, ma ne era addirittura il Presidente. La figlia Tullia, maritata Carrettoni, divenne anni dopo pure celebre essendo per un certo periodo Vice Presidente del Senato della Repubblica per conto del Partito Socialista Italiano. Comparve anche molte volte in televisione. Forse non venne mai a sapere né della dedica di una via a suo Padre, né della sua successiva sostituzione. Oggi il luogo dove sorgeva il Teatro Greco è interamente coperto da alberi di alto fusto, e nulla ricorda più quel felice e insolito episodio, né l'Uomo che lo creò. Testo di Luciano Cavalli |
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